Festa Titolare Contrada Capitana dell’Onda

“Citti, tra du’ minuti si riparte!”

“Citti, occhio alla montura!”

Ecco due delle frasi che mi mancheranno di più quest’anno. Si riferiscono al momento dei rinfreschi, ovviamente, una delle parti più apprezzate di ogni giro. Direte: “ma come?; il giro è una cosa seria, è decoro, solennità, sbandierate!” Certo! Il giro è sicuramente questo. Ma indubbiamente è anche socialità, una scusa per stare insieme, un appuntamento fisso e irrinunciabile a cui nessun amico (anche quello sempre impegnato) si può sottrarre. E quando l’ultimo dell’anno pensi all’anno che verrà, tra i pochi appuntamenti sicuri in calendario c’è quello della festa titolare e del giro in città. Con la speranza di farne due… e, crepi l’avarizia, perché non tre?!?

Quest’anno purtroppo non ne faremo neanche uno. E sarà durissima. Da quando ho ricordi, ho sempre girato, tranne che per malattia o infortuni seri! Un anno mi ero fatto male alla mano a fine maggio, ma dopo una quindicina di giorni di stecca mi feci fare una fasciatura miracolosa ed invisibile color pelle pur di non perdermi il giro. Feci un recupero talmente veloce che nemmeno Franco Baresi al Mondiale di USA ’94! Alla bandiera ho dato anche il mignolo della mano sinistra. Modestamente, durante gli allenamenti, feci un’alzata chilometrica… ma alla ripresa (decisamente…difettosa) chiusi male la mano e la bandiera, che veniva giù forte, mi fece uscire il dito. Che è sempre attaccato alla mia mano, tranquilli, ma è rimasto più piegato del drappellone sul Palco dei Capitani! Nel campo degli infortuni, vanto anche il triste primato di essere stato investito da una macchina (un tantino pirata…) durante un giro in campagna, con conseguente domenica passata all’ospedale in mutande (causa ginocchio gonfio come un pallone), ma con sopra la montura dell’Onda.

Ovviamente, e per fortuna, però, la festa titolare e il giro non hanno rappresentato per me solo sofferenza, anzi, tutt’altro! La Festa Titolare iniziava con gli allenamenti e ritrovarsi faccia a faccia coi grandi, coi ragazzi che entravano in Piazza e che erano lì per insegnare a me, piccolo bambino, come si girava la bandiera, era un onore incredibile. Era stare a contatto coi propri eroi e i propri modelli. Come era stupendo stare col mi’ babbo a ripassare i movimenti a casa. Ho poi avuto la fortuna di entrare in Piazza col mio fratello (vincendo un Masgalano, a testimonianza che dalla bandiera e dall’Onda ho ricevuto tantissimo) e allora sì che la casa diventava un luogo di allenamento continuo e di perenne studio (con tanto di cassette, sbandierate in sala, ecc.).

Quando ero piccolo seguivo poi sempre il mi’ babbo per il giro in campagna, preludio al giro in città, pima senza montura, poi monturato, ma sempre con la mia bandierina. Rimanevo affascinato dal contatto coi più grandi. Rimanevo soprattutto allibito da quanto mangiassero e non riuscivo a realizzare come facessero a trangugiare tutti quei pici all’aglione che il Cavallini, storico contradaiolo dell’Onda, ci faceva trovare verso l’ora di pranzo! Ora che sono grande, modestamente, credo di aver imparato bene la lezione di quei maestri…

S’arrivava quindi alla Festa Titolare e, soprattutto da ragazzo, anche per essere stato per quattro anni Presidente del Gruppo Giovani, sentivo sempre forte la voglia e il dovere di organizzare qualcosa di “ganzo” coi miei amici. Abbiamo organizzato svariate corse dei carretti, paliate varie e anche un’estrazione a sorte “alcolica” con le bandierine che uscivano dalle trifore di un palazzo pubblico che avevamo realizzato fedelmente nei giorni precedenti e che, da quanto era bello, avremmo potuto rivendere all’Italia in Miniatura! Prima della serata, però c’era da andare a “riscontrare la Signoria” e quello era un momento davvero emozionante e che ti riempiva di orgoglio, perché da solo rappresentavi la Contrada prima del solenne mattutino.

Eccoci arrivati al giro in città. Nonostante non mi sia mai riuscito andare a letto presto, la sveglia non è mai stata un problema e a volte, nonostante io non sia una delle persone più puntuali del mondo, negli anni in cui entravo in Piazza, arrivavo per primo, al punto di essere arrivato una volta talmente presto che l’Onda era deserta e c’era soltanto il nostro custode che, in un’ambiente piuttosto spettrale, portava via un piccione che aveva trovato morto fuori dalla Chiesa. Del resto non ho mai capito tutte le lamentele che immancabilmente sento ogni anno: “quest’anno è l’ultima volta!”; “a me un mi ci rifregano”; “ohi ohi, che tortura!” Spero di girare fino a che non sarò davvero vecchio, perché per me la tortura è non girare, tipo quest’anno!

Certo, andare in giro per Siena a fine giugno, coperti come se fossimo ad Oslo a marzo, per quanto Siena sia “la più bella delle città”, non è proprio una passeggiata di salute, ma chi se ne frega! Mentre vai su e già per le strade (perché Siena ha due tipi di strade: quelle in salita e quelle in discesa) ti viene da pensare: “perché non so’ nato a Ferrara, dove il punto più alto è 9 metri sul livello del mare?!?”, però ti basta un secondo per capire che ne vale veramente la pena. Ognuno di voi avrà i suoi riti e i suoi motivi. Quando ero piccolo per me era fondamentale per esempio fare tutte le sbandierate, perché volevo dimostrare di essermi allenato bene e di saper sbandierare. Non ne saltavo una, anche nei punti più critici (storicamente Civetta, Aquila, Tartuca e Bruco). Ora, grazie anche al fatto di girare sempre a ridosso del Palio (quest’anno avremmo girato addirittura il 28!), è soprattutto un’occasione di immaginarmi coi miei amici “paliopatici” dei lungometraggi (ma lunghi, lunghi, tipo “La corazzata Potëmkin”) sul Palio e in generale sulla stagione paliesca ormai alle porte. È anche l’occasione poi di scoprire angoli e curiosità della nostra splendida città, cose che puoi vedere solo se ti muovi a piedi. Come quando scoprimmo che in cima a Salicotto, all’incrocio con Via San Martino e Via San Girolamo, c’è, all’angolo, un piccolo e “utilissimo” cartello stradale che ti indica dove rimane l’autostrada A1!

In conclusione, vi ho raccontato quello che sono per me la Festa Titolare e il Giro in città, perché chiaramente ognuno ha il suo approccio a questa festa. Sono però convinto che molti avranno trovato molti elementi in comune con la propria esperienza personale. In generale, spero che questo pezzo sia servito a voi, come è servito a me, a soffermarmi un po’ a pensare sulla ricchezza e la fortuna che abbiamo ereditato, sull’importanza della sua tutela e su quella di sfruttare, nostro malgrado, questa estate senza palii, per riflettere, parlare ed operare sul ruolo della Contrada (a prescindere dal Palio) nella nostra vita, affinché si possa presto tornare a godere di quella unica socialità che la arricchisce. Non potendo venire di persona a incontrarvi presso la vostra chiesa, quest’anno, ci tengo a salutarvi comunque, come si conviene, con un’alzata virtuale, più alta e significativa possibile. La riprenderò il prossimo anno.

Andrea Cancelli

Andrea Cancelli

Guido Bellini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTO PATRONO CONTRADA CAPITANA DELL’ONDA

La Festa titolare della Contrada Capitana dell’Onda viene celebrata in onore della Visitazione di Maria Santissima a Santa Elisabetta. Nella liturgia della Chiesa Cattolica ricorre il 2 luglio. A causa dello svolgimento del Palio viene celebrata come di consueto l’ultima domenica di giugno.

Era il 17 giugno 1787 quando gli ondaioli tennero la loro prima adunanza nella chiesa di San Giuseppe dei Legnaioli, prendendo così ufficialmente possesso del nuovo oratorio di Contrada.

Il passaggio dall’angusto “chiesino” di San Salvadore in San Giuseppe fu possibile grazie ad un decreto arcivescovile che rispondeva positivamente alla richiesta degli ondaioli di poter officiare in un ambiente più idoneo alle loro necessità. La storia degli oratori di contrada, come tutte le cose del Palio, intreccia la storia dell’arte con quella degli uomini rendendo vivo e suggestivo lo studio del patrimonio artistico della nostra città. La costruzione della Chiesa iniziò nel 1522 e sembra che la fabbrica del capo maestro muratore fu affidata a Baldassarre Giusti di San Quirico d’Orcia. Oggi l’oratorio ci appare con la bella facciata in cotto terminata nel 1653 da Benedetto Giovannelli, al cui centro spicca il busto marmoreo di San Giuseppe opera di Tommaso Redi e risalente al 1653. La facciata fu completata per ultima, l’interno, infatti, è cinquecentesco e spicca per la cupola ottagonale ad ombrello opera, secondo alcuni, di Baldassare Peruzzi, secondo altri del senese Bartolomeo Neroni detto il Riccio.

IL GIORNALINO

Malborghetto online

IL SONETTO